Uno dei più famosi luoghi comuni sui musicisti? Che sono tutti pazzi.
Vite al limite, vite estreme, travolgente creatività, comportamenti fuori dalla norma, abusi di droghe, farmaci, alcol, autolesionismo e, troppo spesso, suicidio. Il nuovo libro di Gaspare Palmieri, psichiatra e cantautore, collaboratore anche di Francesco Guccini per il suo ultimo disco, non fa altro che alimentare scientificamente questo cliché, confermando la corrispondenza che spesso vede affiancare la musica alla follia.

Psicorock, questo il titolo della nuova pubblicazione di Arcana, spiega molto già nel sottotitolo: “Storie di menti fuori controllo”. Una ventina di casi psichiatrici danno il nome ai capitoli del libro che, dopo una breve introduzione, inizia con l’analizzare i grandi compositori di musica classica, sostenendo che almeno il 30-40 % della popolazione di musicisti nel diciottesimo e diciannovesimo secolo soffriva di problemi psichiatrici, trattando poi nello specifico Mozart (depressione, disturbo dipendente della personalità, addirittura Tourette per alcuni studiosi), Schumann (possibile disturbo bipolare per lui, schizofrenia e depressione melanconica), i mal di testa cronici di Richard Wagner e la nevrosi ossessiva di Gustav Mahler. L’autore specifica che la comunità scientifica è arrivata a queste conclusioni analizzando lettere e memorie di questi compositori, non esistendo ancora all’epoca altri tipi di testimonianze dirette come le interviste.

Si passa poi ai “geni schizzati del be-bop” e qui le percentuali di musicisti con problemi che hanno a che fare con la psichiatria salgono vorticosamente. Citando un autore che ha analizzato 40 biografie di grandi autori di jazz si evidenzia che il 30 % del campione ha sofferto di disturbi dell’umore, il 30 % di alcolismo, il 52 % (!) di dipendenza da eroina e il 7,5 % di veri e propri disturbi psicotici, percentuali altissime rispetto alla popolazione media del periodo: il disturbo schizoaffettivo e le crisi epilettiche di Bud Powell, il disturbo affettivo ciclotimico di Charles Mingus, gli eccessi in tutto (donne, droghe, cibo) di Charlie Parker e la passione smodata di speedball di Chet Baker, sono solo alcuni dei numerosi esempi che si leggono all’interno del capitolo dedicato ai jazzisti.

Poi si passa ai mostri sacri del Rock, e qui ogni capitolo è dedicato a un singolo caso psichiatrico (ovvero a un singolo musicista). Dalle anfetamine di Elvis Presley alla promiscuità sessuale di Janis Joplin, da Jimi Hendrix l’ambidestro al mal di pancia cronico di Kurt Cobain, dalla sindrome di Asperger di Syd Barrett all’epilessia di Ian Curtis, l’elenco degli Dei del rock che hanno sofferto di disturbi riconducibili alla psichiatria è piuttosto lungo.

Chiudono il libro alcune interviste tra le quali non poteva mancare quella a Sinead O’Connor, che proprio in questi giorni sembrava scomparsa nel nulla. Si era subito finito con l’ipotizzare, per l’ennesima volta, si trattasse di suicidio, ipotesi fortunatamente rivelatasi infondata.
Nonostante i termini tecnici accuratamente usati nell’analisi di tutti i casi, il libro risulta sempre di piacevole e accattivante lettura; è evidente la competenza dell’autore in entrambi i campi (musica e psichiatria) e riesce a donarci un po’ del suo sapere senza essere mai pesante, anzi: il libro in realtà si legge tutto d’un fiato e il risultato è che, alla fine il nostro bagaglio culturale risulta accresciuto su tutti e due i temi affrontati: quello psichiatrico appunto, ma anche quello musicale, dato che Palmieri fa continuo riferimento ai brani e alle storie che i nostri pazzi paladini del rock ci hanno raccontato.

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Psicorock, storie di menti fuori controllo || Gaspare Palmieri || Arcana edizioni || 171 pagine || €16,00