Questo è davvero un personaggio che mi ha cambiato la vita, perché nel momento in cui mi accorsi della sua esistenza, non ho potuto resistere all’impulso di imbracciare una chitarra e iniziare un percorso fatto di note e di suono, perché, soprattutto quello – il suo suono – mi sembrava davvero fuori da ogni standard umano. Da allora è iniziata anche la mia passione, che mi ha portato a creare un brand e un mondo sonoro mio, e il personaggio cardine è stato proprio lui: David Gilmour.

Durante le clinic, i seminari e le masterclass che ho la fortuna di tenere in giro per l’Italia ne parlo spesso come di un punto di riferimento imprescindibile per chi vuole fare musica oggi, per il suo approccio allo strumento sicuramente, ma anche per le sue doti di arrangiatore e di creatore di suoni. Per chi volesse poi approfondire questo aspetto, vi invito Sabato 17 Novembre a Viterbo, presso la Backstage Academy e Domenica 9 Dicembre al Fabrik di Cagliari. Qui, in questa sede, si parlerà di altro.

La storia artistica di questo incredibile musicista si intreccia indissolubilmente con quella dei Pink Floyd, band di cui è stato chitarrista, cantante, compositore e anche leader. Forse più di quanto immaginiamo normalmente.

David Jon Gilmour nasce il 6 marzo del 1946 in quel di Cambridge, stessa città natale di colui che sarà il motore creativo dei primi Pink Floyd: Syd Barrett. Personaggio originale oltre ogni limite, Roger Keith Barrett, detto Syd, si unisce nel 1965 ad un trio di musicisti conosciuti al Politecnico di Londra: Roger Waters, anch’esso proveniente da Cambridge, Nick Mason e Richard Wright. Il gruppo prende il nome di Pink Floyd Sound, dai nomi dei due bluesman preferiti di Syd, ovvero Pink Anderson e Floyd “Dipper Boy” Council. Comincia a macinare date nei locali della “swinging London” diventando presto un riferimento sonoro per le band del periodo.

La musica dei Pink Floyd appare subito innovativa rispetto a quella ascoltata fino a quel momento: le strutture dei brani sono disordinate ma originali, gli arrangiamenti si presentano in alcuni casi ossessivi e martellanti, il suono della band è “spaziale” grazie anche all’uso dei Binson Echorec per chitarra e tastiere; gli spettacoli dal vivo sono caratterizzati dall’uso di luci ed effetti speciali che diventano parte integrante della musica dei Floyd, quasi a amplificarne la magia, e che sarà una caratteristica che accompagnerà l’evoluzione del gruppo anche negli anni ’70 e oltre.

Il 1967 è un anno fondamentale per la band: vengono pubblicati i primi due singoli, “Arnold Layne” e “See Emily Play”, che scalano velocemente le classifiche inglesi. I quattro musicisti si trovano negli studi di Abbey Road a registrare il loro primo album The Piper at the Gates of Dawn, praticamente a poche decine di metri di distanza dai Beatles (loro grande fonte d’ispirazione), impegnati a dar vita ad uno dei capolavori della musica pop/rock: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Tutto succede in fretta, troppo in fretta per Syd, persona geniale e sensibile. Viene presto circondato da figure che tengono più al suo successo che al suo stato di salute mentale, già precario, e ne aumentano la propensione agli eccessi: ben presto il leader creativo dei Floyd inizia a mostrare i primi segni di vero squilibrio e l’uso dell’LSD mina gravemente le sorti della band. Gli spettacoli cominciano a risentire dei problemi di salute di Barrett e nel Natale dello stesso anno, Waters decide di contattare David Gilmour, vecchio amico di Syd ed allora chitarrista/cantante nei Jokers Wild, almeno per riuscire a sostenerlo nelle attività live.

Nel gennaio 1968 Gilmour è ufficialmente nella band, che nel frattempo decide di fare e meno di Syd Barrett e di “lasciarlo (letteralmente) a casa”. Esce l’album A Saucerful of Secrets, che risente ancora molto del genio Barrettiano, ma è anche il simbolo dell’ostinazione a continuare da parte di Roger Waters, nuova anima propulsiva del gruppo. La musica dei Pink Floyd, lentamente, si evolve e gli album successivi Ummagumma, Atom Heart Mother e Meddle sono un escalation di creatività: il gruppo riesce ad affrancarsi totalmente dalla figura di Barrett e acquista una sua nuova dimensione musicale. È in questo momento che esce The Dark Side of the Moon, album che cambierà la storia della musica rock e le sorti della stessa band.

Siamo nell’anno di grazia 1973. Dopo aver proposto e collaudato dal vivo il nuovo materiale, la band entra agli Abbey Road Studios e le viene affiancato un giovane e talentuoso tecnico del suono, Alan Parsons, che aveva già collaborato con i Beatles. L’unione delle capacità compositive dei Floyd con il genio di Parsons, rappresentano una delle alchimie magiche della musica e l’album che ne deriva può essere considerato a tutti gli effetti un capolavoro senza tempo. Le avanzatissime tecniche di registrazione, la scelta dei suoni negli arrangiamenti (sull’intero album, per scelta, non viene mai utilizzata una chitarra acustica) e la bontà dei pezzi scelti, fanno esplodere il gruppo a livello mondiale. Ma dopo una tournée da tutto esaurito, l’entusiasmo dei membri della band si tramuta presto in malumore e cominciano a nascere i primi dissapori.

Roger Waters, bassista e compositore principale del gruppo, diviene il leader sempre più incontrastate mentre la coppia Wright/Gilmour, fonte primaria di musica e musicalità, è ormai schiacciata dalla personalità del compagno. I Floyd, anche se in apparente crisi creativa, entrano di nuovo in studio e danno vita a quello che è considerato da David Gilmour e Rick Wright il loro capolavoro: Wish You Were Here. L’album è dominato dagli arrangiamenti della tastiera di Wright e della chitarra di Gilmour ma, rispetto al precedente, perde compattezza e forza espressiva; e solo la lunga suite “Shine on You Crazy Diamond” sembra possedere la qualità assoluta che aveva caratterizzato The Dark Side of The Moon.

L’album successivo, Animals del 1977, viene costruito intorno a due inediti già proposti dal vivo nei tour del 1974: “You Gotta Be Crazy” e “Raving And Drooling”, che prendono i titoli di “Dogs” e “Sheep”. Il disco tende ad essere influenzato dall’atmosfera cupa delle anguste mura del nuovo studio della band, Britannia Row, ma la vena compositiva dei Pink Floyd non è morta e l’album ha una vitalità inconsueta ma fortissima.

È in questo periodo che Waters, sempre più ossessivo e dittatoriale, arriva ad incrinare i rapporti interni del gruppo e i rapporti esterni del gruppo stesso con i fans. Nel successivo album, The Wall, gli altri 3 Floyd compaiono quasi a titolo di musicisti “turnisti”… Nonostante questo, David Gilmour dà il meglio di sé con momenti di chitarrismo di livello assoluto e offre alla causa comune quelli che poi si riveleranno i brani più riusciti dell’album: “Comfortably Numb”, “Hey You” e “Run Like Hell”, pezzi non utilizzati nel suo precedente album solista del 1978. Ma la fine è vicina. Dopo la mastodontica tournèe di The Wall e il successivo film di Alan Parker, le crisi interne al gruppo si acutizzano, così Wright lascia la band e l’album The Final Cut, pur buono, non è altro che un album solista di Roger Waters, con le chitarre di Gilmour e la batteria di Nick Mason a completamento. David, deluso, si imbarca in un tour di promozione del suo nuovo album “About Face” e i Pink Floyd decidono di scogliersi. Siamo nel 1984.

Ma nel 1986, mentre Roger Waters tenta la carriera solista, David Gilmour e Nick Mason cominciano di nuovo a frequentarsi e prendono la decisione di continuare il progetto Pink Floyd, questa volta senza l’ex leader. Waters si oppone all’utilizzo del nome della band e inizia un periodo di vertenze giudiziarie i cui veri protagonisti saranno gli avvocati. È proprio in questo momento che Gilmour prende coscienza delle sue enormi potenzialità umane e musicali e incide un album di grande livello, anche se diverso dalla discografia precedente del gruppo: A Momentary Lapse of Reason.

I Pink Floyd, vincitori nelle aule di tribunale per i diritti legati all’uso del nome, si sentono pronti a sfidare Waters e a vincere anche sul piano musicale: organizzano una tournée tra le più ciclopiche e lunghe mai ideate, quella che poi verrà ad essere immortalata tra le tracce dell’album live Delicate Sound of Thunder. Il colpo riesce, la gente impazzisce per lo spettacolo dei nuovi Floyd capitanati da Gilmour e il gruppo si ritrova in un lampo a dover gestire una popolarità impensabile. Rimarranno nella storia gli spettacoli di Venezia, Versailles e Mosca: il mondo è ai piedi dei Pink Floyd.
L’album successivo, attesissimo, arriva solo nel 1994 e conferma l’ottimo stato di salute di David Gilmour e compagni. Dal 1987 era rientrato nel gruppo anche Richard Wright a titolo non ufficiale e The Division Bell, questo il titolo del nuovo album, risente fortemente della sua personalità musicale che dona equilibrio e ampiezza alle composizioni, mai tanto vicine all’animo più pop della band. Il successivo tour (Pulse, 1994) sarà, se possibile, ancora più spettacolare e faraonico del precedente e confermerà i Pink Floyd come una delle band più importanti di tutti i tempi.