Sappiamo bene come il nome di David Gilmour sia costantemente associato all’uso di chitarre Fender Stratocaster. La sua Strato storica è una maple neck nera del 1969 acquistata da Manny’s – New York – all’inizio del 1970, a seguito del furto di parte della strumentazione dei Pink Floyd durante il tour americano. Si tratta di una normalissima Stratocaster di colore “nero-over-sunburst” (tecnica utilizzata spesso dalla Fender quando il sunburst non era perfetto ma, nel caso di specie, non si ha notizie se la chitarra sia stata riverniciata da un eventuale precedente proprietario), con manico a 4 viti, palettone e tastiera in acero. La si può trovare nell’attività live e in studio già nel 1970, ma è il Concerto/Documentario “Live at Pompei” del 1972 che la rende nota ai fan del chitarrista e la fa entrare nel mito.

 

 

Nel frattempo Gilmour acquista una Stratocaster sunburst del 1959 con manico del 1963 e dopo un periodo di prove decide di adottare il manico in palissandro del ’63 per la sua Strato nera, alla quale viene messa una mascherina monostrato dello stesso colore. E’ in questo momento che nasce la leggenda della Black Strat, almeno per come la conosciamo, e con questa inciderà album storici della band quali “The Dark Side of the Moon”, “Wish you were here” e “Animals”. I pick-up sono 3 single-coil, tutti Fender 1971 presi da un’altra strato con manico 3 viti in suo possesso.

 

 

Nel frattempo Gilmour provvede a diverse cannibalizzazioni quali uno scasso per un quarto pickup humbucker posto tra centrale e bridge e un ingresso stile XLR nella parte bassa. Tutte modifiche poi risultate insoddisfacenti per il chitarrista e quindi abbandonate. In seguito un Di Marzio FS-1 viene scelto per la posizione al ponte, almeno fino al 1979, momento nel quale David decise di sostituire il Di Marzio con un Seymour Duncan (avvolto da Seymour in persona, naturalmente). E questa è a tutt’oggi la struttura elettrica della chitarra, che ha inoltre la particolarità di avere un mini-switch per richiamare insieme il pick-up al manico e quello al ponte.

Nel 1979 il chitarrista decide di cambiare nuovamente il manico della sua Strato e installa un manico in acero fiammato a 21 tasti della Charvel, con cui incide gli album “The wall” e “The final cut”.Sono ormai gli anni ’80 e la sfrontatezza si manifesta nello scasso sul corpo subito dalla Black per far posto ad un ponte tremolo Khaler.

 

 

Con queste modifiche la chitarra affronta la tournée dell’album solista “About face” e successivamente vive un periodo di inutilizzo che la porta ad essere esposta nell’Hard Rock Café di Dallas fino al 1997, anno in cui Gilmour richiede indietro la Black Strat per farla restaurare. Sulla chitarra viene installato nuovamente il ponte Fender originale a 6 viti e dopo un primo periodo con un manico Fender di ultima generazione (che possiamo vedere e ascoltare nel Live 8 del 2005 e nel documentario della BBC “Dark Side of the Moon”), viene infine adottato il manico in acero Reissue ’57 della sua Stratocaster color crema preferita, prodotta nel 1983 e appartenente, come la sua Red Strat, al periodo Fender Fullerton. Con questa configurazione vengono registrati gli album solisti “On a Island” nel 2006, “Rattle that lock” nel 2015 e affrontati i relativi tour, nei quali è la “Main Guitar”.

 

 

La chitarra diventa la protagonista dei CD/DVD Live “Remember that night – Live At Royal Albert Hall” (2007), Live in Gdansk” (2008)e “Live in Pompei” (2017).
Nel 2007 esce anche un libro dedicato a questa fantastica 6 corde, firmato da Phil Taylor, guitar tech di David Gilmour fin dal 1974. Da qualche anno il Custom Shop Fender produce due versioni della Black Strat di Gilmour, una N.O.S. e una Relic, molto simili all’originale, dedicate ai fan del chitarrista i quali, almeno nelle forme e nei colori, possono sentirsi proprietari di una chitarra che ha contribuito in modo straordinario alla storia della musica.