Il Rock’n’roll è libertà, è genio, sregolatezza se volete, volume, voglia di dire qualcosa di mai sentito e di dirlo più forte degli altri. C’è una ribellione e una confusione di idee, dietro al Rock, che non ci immaginiamo nemmeno… e non ci immaginiamo cosa potessero provare i ragazzi della Swingin’ London in quegli anni: un atto di pura, selvaggia, presa di possesso del mondo. La forza, i muscoli, più che la testa. Jimi Hendrix rappresenta proprio per questo il prototipo del guitar hero, quello che tutti noi vorremmo essere e quello che hanno cercato di essere tutti i chitarristi delle generazioni successive.

Londra era ancora sotto shock per quanto stava combinando Clapton, spalleggiato da personaggi fuori dalle righe quali Jeff Beck, Pete Townsend, Peter Green, quando da Seattle arriva un ragazzone nero tutto muscoli e tanta grinta. E’ lui che arriva e sfonda qualsiasi barriera, che porta a compimento un discorso appena iniziato. Quello che fino ad allora la gente ascoltava dai dischi era stupendo, ma la presenza scenica di Jimi, il suo furore, l’urlo devastante della sua Stratocaster, era quello che mancava. I muscoli, la forza. Il volume. Davanti a lui la gente provava una nuova sensazione, un marziano, volumi che uccidevano, energia, suono. La libertà.

I suoi amplificatori Marshall erano il segno della sua potenza in terra, i suoi fuzz e le sue modulazioni, il modo di assumere attraverso la musica, un nuovo tipo di droga. Tutto era possibile.



Ecco perché non mi stancherò mai di predicare la sua importanza.
Jimi Hendrix ha dato alla chitarra elettrica il suo posto, quello di strumento principe nel rock… le ha dato forma e le ha dato un nuovo significato. Dopo il suo arrivo non ci sono stati più limiti, soprattutto dal punto di vista espressivo. Da quel momento in poi il chitarrista si è sentito libero di divenire un tutt’uno con il suo strumento, esprimendo tutto se stesso; libero finalmente di costruire la propria voce, sempre differente dalle altre. Questa forse la sua importanza, più delle composizioni e della sua tecnica. Forse….
Resta il fatto che la sua musica e il suo approccio mi danno tanto l’idea di una diga che si rompe.

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